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Dietro il decesso di Carlo XII di Svezia ci sarebbe un intrigo di corte abilmente mascherato da tragica fatalità
Nella personalità di Carlo XII di Svezia (1682-1718) si equivalevano due doti fondamentali per un sovrano della sua epoca: l’abilità politica e quella militare. Il Re fu uno dei protagonisti indiscussi della Grande Guerra del Nord (1700-1721), in cui si fronteggiarono la coalizione danese, russa e sassone e l’impero di Svezia per il controllo del Mar Baltico. Il conflitto provocò la fine dell’egemonia svedese tra le nazioni dell’Europa settentrionale, decretando l’ascesa della Russia. Durante la fase finale delle ostilità Carlo XII perse la vita. Apparentemente la sua fine fu quella di un Re, di un comandante che viene colpito sul campo di battaglia: un evento tragico, ma non inaspettato, date le circostanze. Secondo alcuni, invece, si sarebbe trattato di una messinscena studiata per celare un omicidio.
Carlo XII di Svezia, discendeva da un ramo collaterale della dinastia Wittelsbach, la stessa dell’imperatrice Elisabetta di Baviera (Sissi). Fin da piccolo dimostrò una notevole intelligenza che venne coltivata attraverso lo studio delle lingue, della teologia e della matematica. La sua passione più grande, però, era l’arte militare, in particolare le strategie da adottare in caso di conflitto. Carlo, ci ricorda l’Enciclopedia Britannica, venne anche preparato al suo futuro ruolo di sovrano dal padre, Carlo XI, che gli mostrò da vicino come si governa un regno, consentendogli di partecipare alle riunioni del consiglio di Stato.






