Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha pubblicato un post su X dopo l’attacco compiuto dai russi nella notte tra venerdì e sabato contro la capitale Kiev. Nel post Zelensky ha accusato la Russia di non essere in buona fede e di non fare sul serio nelle trattative.
«I rappresentanti russi partecipano a lunghi colloqui» ha scritto Zelensky «ma in realtà a parlare per loro sono i Kinzhal e gli Shahed» (i Kinzhal sono missili ipersonici particolarmente avanzati; gli Shahed sono droni, entrambi in dotazione all’esercito russo). «Questo è il vero atteggiamento di Putin e del suo cerchio ristretto. Non vogliono la fine della guerra e sfruttano qualsiasi occasione per infliggere all’Ucraina una sofferenza sempre maggiore».
Nelle ultime settimane le trattative per la fine della guerra in Ucraina si sono arenate su due proposte, apparentemente inconciliabili, mediate dagli Stati Uniti separatamente con russi e ucraini.
La prima è un piano in 28 punti presentato a fine novembre da Stati Uniti e Russia (poi ridotto a 19 punti), molto sbilanciato a favore della Russia. La seconda è l’alternativa presentata da Stati Uniti e Ucraina: un piano in 20 punti che tra le altre cose propone di risolvere una delle questioni più complicate per la fine della guerra – ovvero il controllo del Donbas – creando una zona demilitarizzata da cui si dovrebbero ritirare sia russi che ucraini. Il Donbas è composto da due regioni ucraine: Donetsk, di cui in questo momento l’Ucraina controlla circa il 20 per cento; e Luhansk, che è tutta in mano russa. Anche nell’opzione remota in cui fosse accettato dalla Russia, nell’idea di Zelensky il piano dovrebbe passare da un referendum in Ucraina.









