Cosa accomuna Ursula von der Leyen e Epaminonda? Tra gli appassionati di storia vanno di moda i paradossi temporali. È il caso di un giochino che rimbalza sui social, ovvero “avete pensato che l’epoca della regina Cleopatra è più vicina a quella degli iPhone piuttosto che alla costruzione delle Piramidi?”. Ed è un discorso che vale anche per altre misure. Per esempio, agli occhi di un cittadino della nostra epoca, alcune delle battaglie più famose della storia rischierebbero di sembrare delle scaramucce.

Ad Hastings i cavalieri normanni che hanno cambiato la storia dell’Inghilterra erano poche migliaia. Cinquemila erano gli assedianti di Orleans, praticamente un singolo settore dello stadio di San Siro, messi in fuga da Giovanna d’Arco. A Tenochtitlán Hernán Cortès guidava un migliaio di soldati. E così via. Pochi ma determinanti, come è il caso delle poleis greche. Premessa: la demografia classica è ovviamente una scienza tutt’altro che esatta, per evidenti ragioni. Sicuramente non bastano come fonti i celebri storici greci, i quali tendevano a dare dimensioni di cittadinanze e eserciti senza senso, spesso a seconda delle convenienze (il milione di persiani di Erodoto). Fatto sta che è probabile che le città dell’Ellade somigliassero un po’ al villaggio di Asterix rispetto alle potenze che si sarebbero costituite nei secoli successivi, ovvero ai regni ellenistici e ovviamente a Roma. Ma a determinare l’irrilevanza non erano solo i numeri: in fin dei conti sembra che la Grecia di Pericle fosse una delle regioni più densamente popolate dell’area, di cui è superfluo segnalare l’importanza soprattutto per quanto riguarda l’influenza culturale. Il problema è diverso.