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Ultimo aggiornamento: 7:59
È stata la sua ultima messa di Natale come arcivescovo di New York. Timothy Dolan ha celebrato la notte del 25 dicembre davanti a centinaia di fedeli, che hanno atteso per ore al freddo, sulla Fifth Avenue, prima di entrare nella cattedrale di St. Patrick. Da febbraio sarà Ronald Hicks (nella foto), 58 anni, attuale vescovo di Joliet, Illinois, a prendere il suo posto e guidare i due milioni e ottocento mila fedeli dell’arcidiocesi di New York, la seconda per popolazione degli Stati Uniti. La transizione sta procedendo, almeno in apparenza, senza particolari problemi. “Per me, è stato come un regalo di Natale anticipato” ha detto Dolan, alla notizia della nomina di Hicks. In realtà, la Chiesa Usa è percorsa da tensioni profonde e rivalità accese. Lo scontro non è tanto tra conservatori e progressisti. Il vero tema del contendere è quello dei rapporti con il potere politico. Quindi, con l’amministrazione Trump.
Risulta spesso fuorviante applicare schemi interpretativi del dibattito pubblico e politico alle vicende della Chiesa di Roma. Lo si è fatto anche in relazione alla figura del cardinale Dolan, definito un “eminente conservatore” e un “combattente delle guerre culturali”. È sicuramente vero che Dolan ha preso posizioni molto nette in tema di condanna dell’aborto e di rivendicazione del matrimonio come unione esclusiva di un uomo e una donna. Ma queste sono le direttive ufficiali della Chiesa di Roma – e va tra l’altro osservato che Dolan, in molti casi, ha parlato e agito in modi graditi alla sinistra. Quando il governatore del Texas Greg Abbott ha spedito centinaia di migranti a New York, per richiamare l’attenzione sulla crisi migratoria del suo Stato, Dolan si è mobilitato per fornire ai nuovi arrivati cibo, vestiti, assistenza legale, accesso alle scuole cattoliche. Parlando dei suoi incontri con i richiedenti asilo, ha detto che il suo compito era vederli “con gli occhi di Gesù”. Dolan ha poi collaborato con i progressisti newyorkesi su molte questioni: dalla crisi abitativa ai rifugi per i senzatetto all’assistenza ai carcerati. E una delle personalità religiose che ha più spesso citato è Dorothy Day, l’anarchica e radical newyorkese, attivista per i più poveri e per gli esclusi, “serva di Dio”, secondo la definizione del Vaticano, in attesa di canonizzazione.






