Aveva 14 anni Paolo Mendico. L’11 settembre, giorno del rientro in classe dopo la pausa estiva, il ragazzo si è suicidato nella sua casa di Santi Cosma e Damiano, in provincia di Latina. Frequentava un istituto tecnico. Una vicenda che, fin dalle prime ore, ha sollevato interrogativi sul clima vissuto a scuola nelle settimane precedenti l’inizio dell’anno.
Come racconta la Repubblica, la tragedia ha attivato immediatamente due livelli di intervento: da un lato l’inchiesta della Procura, dall’altro l’ispezione del ministero dell’Istruzione e del Merito, disposta dal ministro Giuseppe Valditara per fare luce su quanto accaduto all’interno dell’istituto.
La relazione del Mim: “Servivano azioni più tempestive”
Secondo quanto riportato da Repubblica.it gli ispettori del Mim hanno concluso che nel caso di Paolo “si poteva e si doveva fare di più”. La relazione ministeriale descrive una classe segnata da forti criticità, con comportamenti problematici e ripetute tensioni, che avrebbero richiesto una gestione più strutturata e incisiva.
Gli ispettori parlano di un contesto “turbolento”, nel quale sarebbe stato necessario attivare formalmente il protocollo antibullismo, non solo per proteggere il singolo studente ma anche per intervenire sull’intero gruppo classe. Dall’ispezione, invece, emerge l’assenza di una valutazione sistematica delle segnalazioni ricevute, nonostante atteggiamenti definiti “quasi aggressivi”.









