Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.

Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.

In Italia, archiviati il pensiero debole di Vattimo e quello forte di Severino, è la rivincita dei due giganti

Il pensiero forte e il pensiero debole se le sono date per tanti anni di santa ragione ma dicevano la stessa cosa o, in modi diversi, raggiungevano gli stessi obiettivi. Il pensiero forte, rappresentato al meglio da Emanuele Severino, sosteneva l'idea di una "struttura originaria" sulla quale la volontà umana nelle sue varie versioni capitalismo, marxismo, cristianesimo, tecnologia nulla poteva fare e altro non c'era da fare che attendere gli eventi. Il pensiero debole, rappresentato al meglio da Gianni Vattimo, sosteneva la fine di ogni fondamento metafisico ed ontologico, teoretico ed etico con la conseguenza che non c'era altro da fare che mettersi in ascolto. Con la morte dei loro padri o principali alfieri, il pensiero forte e il pensiero debole ci hanno lasciati e noi non possiamo fare a meno di notare che anche se erano concepiti e proposti come i due famosi secoli di don Lisander, "l'un contro l'altro armati", erano in realtà tra loro molto affratellati, fino a confondersi e rovesciarsi l'uno nell'altro. Il pensiero forte rivendicando l'esistenza di una "struttura originaria" sulla quale l'uomo nulla poteva fare era, in realtà, il vero pensiero debole. Viceversa, il pensiero debole conducendo tutto al nichilismo in pratica dichiarando la fine di ogni cosa: della storia, della politica, di Dio e riconoscendo all'uomo una libertà pressoché assoluta era, di fatto, il vero pensiero forte. Una cosa del genere ha detto Sergio Givone ricordando Gianni Vattimo sulla rivista Estetica (Il Mulino), numero 3 del 2023: "Se il pensiero debole non è altro che ermeneutica in versione addolcita ed edulcorata, l'ermeneutica è ben più che pensiero debole (...). Mentre il postmoderno liquida la nozione di verità, invece l'ermeneutica la ripropone e la rinsalda".