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Giovedì a Mogadiscio, la capitale della Somalia, si vota per le elezioni locali. È un evento in qualche modo storico, perché sono le prime elezioni universali dirette organizzate in città in quasi sessant’anni.
Nelle elezioni universali dirette tutti gli elettori votano per eleggere, per l’appunto, direttamente i propri rappresentanti politici. A Mogadiscio e in gran parte della Somalia questo non accade dal 1969, quando ci fu un colpo di stato. Ci sono state alcune eccezioni in tempi più recenti: per esempio, lo stato di Puntland ha organizzato elezioni locali dirette nel 2021 e nel 2023, e anche lo stato di Somaliland ha organizzato elezioni dirette. La Somalia è uno stato federale, composto cioè a sua volta da più stati federati. Lo stato di Somaliland si è dichiarato indipendente nel 1991, ma non è riconosciuto dalla comunità internazionale.
Nell’ottobre del 1969 in Somalia ci fu un colpo di stato, che servì a instaurare un regime autoritario guidato da militari, durante il quale le elezioni vennero sospese. Dopo la fine del regime e dopo anni di guerra civile, il paese iniziò un processo di democratizzazione. Dal 2004 in Somalia si svolgono elezioni, che però non sono né universali né dirette. La società somala, infatti, è organizzata attorno a grandi clan familiari (i principali sono quattro: Hawiye, Darod, Rahanweyn e Dir), e sono i rappresentanti di questi clan a scegliere i rappresentanti politici, a livello nazionale e locale.






