Un altro milione di documenti potenzialmente legati a Jeffrey Epstein sono stati consegnati al Dipartimento di Giustizia e ci vorranno ora "alcune settimane" per esaminarli prima di renderli disponibili al pubblico. L'annuncio shock alimenta la rabbia contro la ministra Pam Bondi e l'amministrazione, accusate di voler insabbiare informazioni e violare la legge.
Mentre sale la pressione sull'ex principe Andrea che in molti vorrebbero vedere rispondere delle sue azioni geli Usa.
L'ultima a chiedere che Andrea venga sentito dalla giustizia americana è stata Maria Lacerda, una delle vittime dell'ex finanziere morto suicida in carcere. Son in tanti delresto, soprattutto tra i democratici, convinti che l'ex reale sia nella posizione di fornire informazioni essenziali per ricostruire il sistema di abusi messo in piedi da Epstein e dalla sua complice Ghislaine Maxwell. Finora Andrea ha sempre negato tutte le accuse mosse nei suoi confronti, anche quelle di Virginia Giuffré, la principale accusatrice di Epstein morta poco tempo fa. Nel mirino dei democratici, comunque, non c'è solo l'ex principe. I liberal chiedono un'accelerazione della pubblicazione delle carte: il ministero di Giustizia ha infatti avuto mesi se non anni per valutare i documenti sul caso ed è irragionevole - si sostiene - che ancora oggi i file non siano stati tutti esaminati e vagliati pronti per essere diffusi. Così per la Casa Bianca il caso Epstein rischia di trasformarsi in una grana sempre più grande: la pubblicazione dei documenti, nelle intenzioni del presidente Trump, avrebbe dovuto fare finalmente chiarezza e archiviare il caso. Invece la scadenza della diffusione per tutte le carte in possesso del Dipartimento di Giustizia - il 19 dicembre - non è stata rispettata. Finora solo 130.000 pagine sono state rese note e con non poche difficoltà: le ultime diffuse infatti sono state inizialmente pubblicate, poi rimosse e poi di nuovo pubblicate.









