A distanza di appena sette giorni dall’orrore di Trieste, l’Italia si ritrova davanti allo stesso incubo: una madre che uccide il proprio figlio. Questa volta è successo a Calimera, nel cuore del Salento leccese, dove il corpo senza vita del piccolo Elia Perrone, otto anni, è stato trovato nella sua camera da letto. La madre, Najoua Minniti, 35 anni, giaceva in mare a Torre dell’Orso, recuperata da un sub. Due morti, un solo destino: un gesto disperato che si è portato via una vita innocente e ha riscritto per sempre il dolore di un’intera comunità. La sequenza degli eventi è raggelante. Lunedì pomeriggio Najoua va a prendere Elia a scuola, come sempre. Martedì il padre nonché ex marito della donna, recatosi all’uscita, scopre che il bambino non è mai arrivato. Immediatamente scatta la denuncia ai carabinieri. Poche ore dopo, al largo della marina di Melendugno, un sub vede un corpo affiorare: è la madre. In serata i militari entrano nell’abitazione di Calimera, trovano Elia sul letto, in pigiama. Sul corpo ci sono segni compatibili con strangolamento e ferite da arma da taglio: l’omicidio, dicono gli inquirenti, risale con ogni probabilità alla notte tra lunedì e martedì. La famiglia è distrutta. Nell’abitazione dei nonni paterni stringono il padre in un silenzio carico di lacrime. Dal balcone, il nonno Fernando Perrone lascia uscire lo sfogo che pesa come un macigno: «Fabio lo sapeva. Tutti lo sapevano. Nessuno è intervenuto».
Madri che uccidono i figli: le cifre-choc in Italia | Libero Quotidiano.it
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