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Lo scorso novembre Google ha presentato Nano Banana Pro, l’ultima versione del suo modello di intelligenza artificiale in grado di generare immagini sulla base di descrizioni testuali. Fin da subito il modello ha colpito per il suo realismo e la sua precisione, anche nella generazione di fotografie.
Spesso, infatti, le fotografie generate dall’AI hanno un’estetica artificiale facilmente riconoscibile, con volti e superfici lisce e innaturali. Le immagini di Nano Banana Pro risultano più convincenti perché sembrano foto reali, con i loro difetti e limiti. In particolare, il modello replica le caratteristiche tipiche della fotografia da smartphone, basata su lenti e sensori non particolarmente avanzati, che producono foto con meno profondità e contrasto delle macchine fotografiche professionali.
Il maggiore realismo raggiunto da Nano Banana Pro rappresenta ovviamente un potenziale problema, vista l’applicazione di tecnologie simili nella disinformazione e nelle truffe, ma rappresenta anche un notevole passo avanti per il settore.
Ci sono vari motivi per cui le fotografie sintetiche (ovvero generate con le AI) hanno solitamente un aspetto innaturale. Il primo è legato all’addestramento di questi programmi, che vengono sviluppati attraverso l’analisi di milioni di immagini di ogni tipo, molte delle quali provengono dal web, dove abbondano immagini stock e stilizzate, che hanno tipicamente un’estetica molto patinata.






