Palermo saluta il 2025 festeggiando un delitto mancato. Miracolosamente, è rimasta soltanto ferita la giovane donna raggiunta dagli spari esplosi qualche sera fa nel bel mezzo della movida natalizia. La fucilata che l’ha colpita non è stata fatale e Palermo non ha dovuto aggiornare il bilancio delle vittime di una violenza alla quale nessuno al momento è stato in grado di porre rimedio. Sicuramente serve un più efficace controllo del territorio, ma nessuno ha ancora compreso come si possano fermare i giovani che decidono di sparare per futilissimi motivi (spesso inesistenti) nonostante sappiano che verranno rapidamente identificati e arrestati andando incontro a pene severissime, ergastolo compreso.

Scrive Michel Foucault nel celebre saggio “Sorvegliare e punire”: “Trovare per un delitto il castigo che gli conviene, è trovare lo svantaggio di cui l’idea sia tale da rendere definitivamente priva di attrazione l’idea di un misfatto”. Oggi nessun castigo riesce a dissuadere chi si vuole macchiare del delitto di sparare per strada. E questo vale ovunque nel mondo e con ogni sistema giudiziario.

Archiviata da tempo la stagione dell’utopia – con tutti i suoi buoni propositi – si è fatta strada la stagione della distopia che sviluppa la sua narrazione sui social network. Sempre più persone, giovani e giovanissime soprattutto, sembrano voler tradurre questa distopia livida e violenta in realtà. Anzi, la società distopica dei social network che mortifica il valore della vita umana ha già bussato più volte alla porta della realtà.