“Faccetta nera” colonna sonora al luna park di Sanremo. Sono stati i social network a rilanciare ieri pomeriggio le immagini dei ragazzini alle prese con una giostra mentre in sottofondo si sente distintamente, come accompagnamento della giornata di divertimento, una delle canzoni simbolo del ventennio fascista.

L’episodio ha portato a dure reazioni da parte di Anpi e Progetto Comune, anche molto colorite (un commento del giudice Paolo Luppi, da poco andato in pensione, non è passato inosservato). Una bravata? Una provocazione? Un errore? La Digos della questura di Imperia non l’ha presa sotto gamba e ha avviato un’indagine con la massima discrezione. Se è vero che la Corte di Cassazione e quella Costituzionale hanno sviluppato ampia giurisprudenza in materia di reato di apologia del fascismo, “Faccetta nera”, con i contenuti del testo, ricade anche in un’altra fattispecie, quella della discriminazione razziale. Dalle immagini i ragazzini che entrano ed escono dall’attrazione, dalla giostra che si trova sul lungomare di Sanremo, non sembrano neppure avvedersi del singolare sottofondo, decisamente fuori luogo. Esistono ampi precedenti, anche recenti, di episodi del genere. A maggio era accaduto all’adunata degli alpini di Biella e il ministro Crosetto aveva tuonato «Pochi perditempo non rovinino la festa». Solo qualche giorno fa la canzone era stata suonata alla pista di pattinaggio di Campobasso (in quella occasione si era accertato che era “emersa” da una playlist, con tanto di scuse del Comune). A Sanremo, intanto, nessuno di è scusato.