Gianni Melidoni se n’è andato. All’età di 90 anni, il decano dei giornalisti sportivi italiano è scomparso, lasciando un grande vuoto. Classe 1935, nato a Napoli, ma romano d’adozione, Melidoni è stata una delle firme più autorevoli del panorama nazionale ed ha appena 20 anni è stato assunto al Messaggero, testata nella quale ha trascorsa larghissima parte della propria carriera (svolgendo per 23 anni il ruolo di capo dello sport, prima di trasferirsi per gli ultimi anni al Tempo) e per la quale, per alcuni anni, ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore.

E proprio nella Capitale - il suo primo articolo lo scrisse ad appena 14 anni - ha saputo farsi apprezzare, raccontando gli scudetti di Lazio e Roma, quello biancoceleste del 1974 e quello giallorosso del 1983, e non lesinando attacchi nei confronti dei club del nord, «nemici sportivi» delle due romane. E indimenticabile fu la polemica nei confronti dell’allora ct azzurro Enzo Bearzot, “reo” di aver escluso dal Mondiale, poi vinto, del 1982, Roberto Pruzzo, attaccante principe della Roma.

Apostrofato come «filo romanista», Melidoni, anche opinionista al Processo di Biscardi, fu vicino a passare a La Stampa. Un eventuale passaggio a Torino sarebbe stato non troppo gradito ad una parte della tifoseria, tanto da esporre uno striscione dai toni durissimi: «Melidoni, se vieni ti uccidiamo».