Un fallimento può essere il preludio di una grande vittoria. Una frase che si avvicina molto a un ossimoro, ma che rappresenta bene quel che è successo a Landspace, l’azienda spaziale privata cinese che, pochi giorni fa, ha tentato, senza successo, di lanciare un vettore e riportare a Terra il primo stadio, per riutilizzarlo.
Zhang Changwu, a capo di Landspace, è quindi il primo non americano che ha tentato di rompere il monopolio di Elon Musk e Jeff Bezos. L’altro privato cinese che ci proverà fra poco, con la sua industria Space Pioneer è Kang Yonglai; sono nomi decisamente poco noti in Occidente rispetto a Elon Musk e Jeff Bezos, ma le cose potrebbero presto cambiare. Le due aziende che abbiamo appena citato sono ancora molto indietro rispetto a SpaceX, di Musk, e Blue Origin, di Bezos, ma la Cina ci ha insegnato, in questi ultimi anni, a non sottovalutarla e, per quanto riguarda la tecnologia, a fare passi da gigante con una velocità sconosciuta in Occidente, basta pensare all’invasione di auto cinesi che vediamo, da inizio anno, nelle nostre strade.
I tentativi falliti del Dragone Rosso
Il maiden flight, lancio inaugurale dalla Mongolia, dello Zhuque-3 di LandSpace è finito con un’esplosione del primo stadio nella fase di ritorno, mentre il secondo stadio si è comportato come previsto. Per SpaceX si è affermato con decisione ogni volta che dagli errori si impara, e per il loro SpaceShip, il razzo vettore più grande del mondo, se ne sono visti parecchi; quindi, possiamo adottare lo stesso criterio anche per l’impresa cinese.






