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Le informazioni non descrivono un’arma già operativa né test imminenti, ma un concetto in fase di ricerca e sviluppo

Le intelligence di alcuni Paesi NATO osservano con crescente attenzione le attività spaziali della Russia. Secondo valutazioni condivise tra alleati occidentali, Mosca potrebbe essere impegnata nello sviluppo di una nuova capacità antisatellite potenzialmente in grado di colpire infrastrutture orbitali utilizzate dall’Occidente, in particolare la costellazione Starlink. Le informazioni non descrivono un’arma già operativa né test imminenti, ma un concetto in fase di ricerca e sviluppo. Al centro delle preoccupazioni vi sarebbe un sistema progettato per colpire satelliti in orbita terrestre bassa, proprio come quelli della rete Starlink.

Secondo quanto scoperto dall'Associated Press, a differenza dei tradizionali missili antisatellite a impatto diretto, il concetto analizzato dai servizi occidentali prevede un’arma cosiddetta “a zona”. Secondo queste valutazioni, il sistema potrebbe rilasciare nello spazio una nube di micro-particelle o pellet metallici ad alta densità, destinati a disperdersi lungo una specifica fascia orbitale. L’obiettivo non sarebbe la distruzione immediata di un singolo satellite, ma il danneggiamento progressivo di più piattaforme che attraversano la stessa regione orbitale.