Una lunga e densa intervista quella rilasciata da Caterina Caselli a Walter Veltroni per il Corriere della Sera. Un’intervista che inizia dall’infanzia (“Noi eravamo una famiglia povera, la nostra casa era costituita da due stanze”), con la passione per la musica che arriva presto: “A Sassuolo, dietro la mia scuola, c’era un’insegna bellissima con su scritto: ‘Maestro Callegari, maestro di canto e di musica’. Andai da mia mamma e le dissi che ci volevo andare, a tutti i costi. Da ragazza avevo immaginato tre possibilità per il mio futuro: cantante, hostess, missionaria in Africa. Volevo comunque girare il mondo, uscire da quel luogo che mi stava stretto. Caldo, ma stretto, volevo andarmene. Mi sembrava una vita limitata, una vita angusta”. La mamma le dice “tu devi trovare un buon partito e sposarti”, la zia invece la porta a scuola di musica, e poi il papà: “A lui piaceva che cantassi, era un mio grande sostenitore in questa piccola tenzone familiare. Ma è morto quando avevo quattordici anni. Si è tolto la vita. Soffriva di depressione, che allora non veniva riconosciuta come tale. Era stato da ragazzo in Libia come militare. Chissà cosa ha visto in quei nove anni”. La sofferenza, la gratitudine verso il professore di lettere (“Gli sarò sempre grata, si chiamava Cortesi, che quando tornai a scuola ci assegnò il tema “Il più grande dolore della vostra vita”. Evidentemente voleva che tirassi fuori la mia disperazione”), il trasferimento con la madre che “lavorava a maglia, ma tirare avanti da sola con due figlie non era facile”.