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Gli Stati Uniti hanno compiuto diversi attacchi aerei contro lo Stato Islamico (ISIS) in Siria. L’operazione militare è stata definita una ritorsione per l’uccisione di due soldati e un interprete statunitensi, la settimana scorsa. Erano state le prime persone statunitensi uccise nella regione dalla fine del regime di Bashar al Assad, un anno fa.
L’esercito statunitense ha detto di aver colpito più di 70 obiettivi nel nordest e nel centro della Siria, tra cui magazzini di armi e strutture logistiche del gruppo. Ha sostenuto anche che l’operazione abbia ucciso un capo dell’ISIS e vari combattenti. Rami Abdel Rahman, direttore dell’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR nell’acronimo inglese), ha detto all’agenzia di stampa AFP che almeno cinque membri dello Stato Islamico sono stati uccisi negli attacchi nella provincia orientale di Deir ez Zor, compreso il capo del gruppo che gestisce le attività dei droni nell’area. Il SOHR è un’organizzazione internazionale indipendente con sede nel Regno Unito che è ritenuta piuttosto affidabile su quello che avviene in Siria. All’operazione hanno partecipato aerei ed elicotteri d’attacco, col sostegno dell’aviazione della Giordania.












