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L’Ucraina ha colpito con alcuni droni una petroliera russa che navigava nel Mediterraneo. Anche se la petroliera non stava trasportando un carico, l’attacco è notevole perché è avvenuto a più di 2mila chilometri dall’Ucraina, in acque neutrali al largo della Libia: è la prima volta che succede. La petroliera appartiene alla cosiddetta “flotta fantasma” russa, di cui fanno parte quelle navi che trasportano clandestinamente il petrolio per aggirare le sanzioni contro la Russia.

L’SBU, i servizi segreti ucraini, dice che la petroliera è stata danneggiata in modo grave, ma essendo vuota non ci saranno danni ambientali. L’agenzia Reuters ha verificato il video dell’attacco, in cui si vede un’esplosione sul ponte della nave.

La Qendil, identificata successivamente, è lunga 250 metri e batte bandiera dell’Oman. Secondo il sito specializzato MarineTraffic, che fornisce informazioni in tempo reale sui movimenti delle navi e sulla loro posizione nei porti, era diretta verso il porto russo di Ust-Luga, sul mar Baltico, dopo essere salpata da Sikka, in India. Venerdì ha invertito la rotta e si trova, in questo momento, all’altezza della Grecia.

Il presidente russo Vladimir Putin ha promesso ritorsioni durante l’abituale conferenza stampa di fine anno, un momento cerimoniale e propagandistico. Ha confermato indirettamente l’attacco, dicendo che non ha avuto l’effetto desiderato dall’Ucraina, cioè compromettere le forniture. Gli attacchi coi droni alle petroliere e alle raffinerie russe sono infatti considerati un tentativo dell’Ucraina di mostrare di essere in grado di colpire la Russia in uno dei suoi settori più redditizi, e che il regime usa per finanziare la sua guerra di invasione.