Il 15 febbraio del 2013 un asteroide di 20 metri è scoppiato nel cielo sopra la cittadina russa di Chelyabinsk. Il suo angolo di ingresso nell’atmosfera lo aveva sottoposto ad un attrito elevato, facendolo esplodere a diverse decine di chilometri di altezza e salvando così il centro abitato. Ma anche così, gli effetti sono stati drammatici: l’esplosione, di potenza pari a oltre 500 chilotoni – più di quella totale di entrambe le bombe atomiche sganciate sul Giappone – produsse un’onda d’urto devastante, capace di danneggiare 3mila edifici, distruggere praticamente tutte le finestre della città, e mandare in ospedale oltre 1.500 persone.

Non ci furono vittime, ma fu per pura fortuna. E il diametro della meteora di Chelyabinsk non superava i 20 metri. Non ci piace pensarci, ma nello spazio si annidano pericoli molto peggiori: asteroidi lunghi centinaia di metri, o addirittura chilometri. Potenzialmente in grado di uccidere milioni di persone, o persino – nel caso di quelli più grandi – di distruggere ogni forma di vita sul nostro pianeta. Vengono definiti Potentially Hazardous Objects (o Pho), e in molti casi non ne conosciamo l’orbita, né possiamo calcolare il rischio che colpiscano il nostro pianeta nell’arco dei prossimi decenni. Fortunatamente, la Nasa è al lavoro per individuarli: è l’obiettivo del telescopio spaziale Neo Surveyor, che dovrebbe essere lanciato nel 2027 con l’obiettivo di individuare quel 50% di asteroidi potenzialmente pericolosi di cui si prevede l’esistenza, ma che non siamo in grado di osservare con gli strumenti attualmente disponibili.