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È morto a 91 anni Peter Arnett, corrispondente di guerra tra i più influenti della sua epoca. Ha avuto una carriera da inviato e corrispondente lunga e di successo, seppure non esente da critiche. Visse e raccontò le principali guerre della seconda metà del Novecento, dal Vietnam all’Iraq, rimanendo spesso l’ultimo giornalista occidentale sul campo, e fu uno dei pochissimi a intervistare persone come Saddam Hussein e Osama bin Laden. Nel 1991 il New York Times gli dedicò un articolo intitolato: «Se c’è una guerra, lui c’è».
Arnett era neozelandese ma visse e lavorò a lungo negli Stati Uniti, paese di cui ottenne la cittadinanza alla fine degli anni Settanta. Tra gli anni Sessanta e Ottanta lavorò per l’agenzia di stampa Associated Press, occupandosi principalmente di sudest asiatico e della guerra in Vietnam. Fu tra i pochi giornalisti occidentali a rimanere a Saigon, nel Vietnam del Sud, anche dopo la rovinosa fuga statunitense, e da lì raccontò la transizione verso il Vietnam unificato. Nei giorni finali della guerra Associated Press gli ordinò di distruggere tutti i documenti dell’ufficio locale dell’agenzia. Al contrario, Arnett li spedì alla sua casa di New York, ritenendo che un giorno avrebbero avuto un valore storico. Aveva ragione: oggi si trovano nell’archivio storico dell’agenzia.











