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Ultimo aggiornamento: 9:34
Dai 4 anni inflitti un anno fa in primo grado a 2 anni di reclusione condizionati da un percorso di riabilitazione in una struttura per uomini maltrattanti. È stata dimezzata in appello a Milano la condanna al filosofo Leonardo Caffo imputato per maltrattamenti aggravati e lesioni nei confronti della ex compagna: i giudici hanno accolto la proposta di concordato avanzata da Fabio Schembri, difensore dell’imputato a cui è stato fatto lo sconto di pena con il beneficio della sospensione condizionale e la non menzione. Caffo è stato invece assolto dall’accusa di lesioni con la formula “perché il fatto non costituisce reato“.
“Penso che sia un gesto di civiltà e sono felice di averla potuta chiudere nel migliore modi possibile stante il fatto che la lotta è stata lunga e faticosa”, ha affermato il filosofo fuori dall’aula del Palazzo di Giustizia dicendo che da tempo sta seguendo un percorso e lavorando su se stesso. “Qui forse bisogna guardare un interesse superiore che non è quello personale, non è quello dell’ego”, ha aggiunto dicendo di essere “contento che si sia potuto chiudere, senza ulteriori anni di vita buttati, pur dovendo cedere dei pezzi. Non posso nascondere che è complesso dover cedere dei pezzi“, ha sottolineato, per poi spiegare di essere “stato massacrato sulla stampa per tutta una serie di cose che poi, uscito da qui, riconosce non esserci” e per questo il suo lavoro è stato “deviato” e la sua credibilità “distrutta”.







