BERLINO - Ha molto a che fare con lo spirito di resistenza di Berlino in nome del suo modo di vivere la libertà, la decisione del ministro dell'Interno de Maizière di non chiudere i mercatini di Natale e di non sottoporli a eccessiva vigilanza. Dopo l'orribile attentato, i berlinesi hanno reagito con sorprendente calma. Colgo ben pochi isterismi tra la gente della mia città. Parlandoci e ascoltandoli, percepisco una reazione condivisa: non lasceremo che i terroristi condizionino la nostra vita, né che ci facciano rinunciare a viverla. Non regaleremo loro questa vittoria.

Non è un caso. Nemmeno il regime nazista piegò fino in fondo lo spirito di Berlino. Fu l'unica grande città nel Terzo Reich dove loro non riuscirono mai a radicarsi davvero. Anche dal '33 fino al '45 a Berlino sopravvissero locali dove si esibivano travestiti o dove militanti di sinistra arringavano gli avventori, o teatri di strada anticonformisti che sfuggivano alle SS. Era spirito di resistenza. Qui a Berlino furono nascosti e salvati almeno 1.300 ebrei. E 13mila berlinesi parteciparono all'operazione, in nome della dignità umana. Ci fu l'episodio famoso del controllore del tram che violando le leggi razziali offrì un posto a sedere a un'ebrea con la stella gialla sul capotto, e quando passeggeri fedeli al regime protestarono rispose con il proverbiale muso duro dei berlinesi: "Signori, è affar mio disporre sul mio culo".