Un nuovo caso di positività al Clostebol scuote il tennis internazionale, pochi mesi dopo la sospensione di Jannik Sinner per lo stesso motivo. Questa volta è il guatemalteco Juan Sebastian Dominguez Collado, 23 anni, a finire sotto la lente dell’Itia, sospeso provvisoriamente a seguito di un test positivo durante un torneo in Turchia lo scorso 2 ottobre. Il campione A e B ha confermato la presenza della sostanza vietata, e la sospensione è entrata in vigore il 19 novembre 2025.

L’Itia ha inviato al giocatore un avviso di pre-accusa per violazione del Programma antidoping, richiamando gli articoli 2.1 e 2.2 del Tadp, relativi alla presenza di sostanze proibite e al loro uso senza valida autorizzazione terapeutica (Tue). Al momento, Collado non ha presentato alcun ricorso. Durante la sospensione, gli è vietato partecipare a qualsiasi evento di tennis organizzato dall’Itia o dai suoi membri, comprese Atp, Wta, Itf e i principali Slam.

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Il caso riapre inevitabilmente il confronto con quanto accaduto a Sinner, che pochi mesi fa ha affrontato una situazione simile: Jannik ha dimostrato con documenti chiari la provenienza della sostanza e, grazie a un accordo con la Wada, ha ricevuto una sanzione di appena tre mesi. La vicenda di Collado mette in luce un apparente doppio standard: Sinner ha pagato un prezzo elevato per una positività involontaria, gestendo con trasparenza la situazione, mentre nuovi casi come quello del guatemalteco sembrano confermare la necessità di uniformità nei criteri di valutazione.