La Bce mette i tassi nel congelatore: restano fermi al 2%, e non si è discusso né di tagliarli né di alzarli, pur di fronte a un'inflazione rivista al rialzo e soprattutto a una crescita che, nuovamente, sorprende in meglio: sarà all'1,4% nel 2025, a conferma di un'economia che, fra dazi, concorrenza cinese, crisi energetiche e guerre ai confini, si dimostra "resiliente".

E intanto si accende la corsa al dopo-Lagarde, con la Germania che rivendica il suo turno dopo 25 anni di guida non tedesca. Con i redditi reali e il potere d'acquisto in ripresa, la domanda interna - consumi e investimenti oltre alla spinta di Berlino sotto forma di spesa per difesa e infrastrutture - "è attesa essere il principale motore della crescita economica negli anni a venire", ha spiegato la presidente Christine Lagarde.

Dipingendo un' "economia resiliente" suffragata da una crescita che quest'anno fa meglio dell'1,2% stimato a settembre, dato che già era stato rivisto al rialzo dopo le stime di giugno che incorporavano un impatto peggiore dei dazi di Trump.

Le 'staff projections' della Bce migliorano anche la crescita attesa per il 2026 a 1,2% da 1% e per il 2027 all'1,4% dall'1,3%: il "freno" restano i dazi, il dollaro debole, l'incertezza onnipresente di un clima geoeconomico drammatico. E si comincia anche a parlare di sovraccapacità produttiva della Cina e del cambio euro/yuan con la divisa cinese non lontana dai minimi di un decennio fra sospetti di manipolazione.