Mentre Washington, Mosca e Kiev manifestano soddisfazione per gli ultimi colloqui di pace sull’Ucraina, in Europa si continua a parlare di guerra. Non di quella che da quasi quattro anni sta martoriando la popolazione civile ucraina, ma quella che verrà. Almeno secondo loro. L’11 dicembre è stato il segretario generale della Nato, Mark Rutte, a dichiarare che “noi siamo il prossimo obiettivo della Russia e siamo già in pericolo“. L’ex primo ministro olandese si è contraddistinto, da quando è salito alla guida dell’Alleanza, per le dichiarazioni roboanti e, in alcuni casi, allarmiste. “La pace è finita“, ha poi ribadito Ursula von der Leyen. Lo pensa anche il capo di Stato maggiore della Difesa britannico, Richard Knighton, che rivolgendosi direttamente alla popolazione ha detto: “Le famiglie devono essere pronte a mandare i loro figli e le loro figlie in guerra contro la Russia”. Una guerra che, aggiunge sempre Rutte, potrebbe scoppiare entro i prossimi cinque anni, nonostante Mosca ribadisca ad ogni occasione di non avere mire espansionistiche in territorio Nato.
Il disimpegno americano, però, spaventa gli alleati ed è per questo che gli Stati membri si sono impegnati non solo a raggiungere la quota del 2% del Pil in spese nella Difesa nel 2025, ma ad alzare questa percentuale al 5% (il 3,5% destinato alle spese militari tradizionali, mentre l’1,5% in sicurezza allargata che include cybersicurezza, infrastrutture e mobilità militare) entro il 2035. Per capire quanto, ad oggi, la Russia e i suoi alleati rappresentino una minaccia per l’Europa non resta quindi che quantificare le spese militari dei due blocchi.







