La chica italiana más mexicana. Camilla Panatta, pugile, 34 anni, di Latina. In Messico la chiamano così. A fine novembre la aspettava una delle tante lotte per la sopravvivenza, destino di chi sceglie la boxe a certe latitudini. Match previsto a Naucalpan de Juárez, poi la telefonata che le ha cambiato la vita. “Stavo preparandomi senza entusiasmo, stanca della routine. Chiama la mia manager e mi chiede se sono pronta per combattere a Miami il 19 dicembre contro Caroline Dubois per il titolo mondiale dei leggeri Wbc, il più prestigioso. Nella card del match tra Jake Paul e Anthony Joshua, un sogno”.

Una storia da Cenerentola. Ci ha pensato prima di accettare? “Un secondo e mezzo, forse meno. Un pugile combatte per diventare campione del mondo, mica per entrare nelle Fiamme oro…”.

Per caso si riferisce alle nostre campionesse della boxe olimpica. “Quando ero in Italia ero la prima a volere entrare nei gruppi sportivi militari. Ma tutto era frutto di una mentalità sbagliata, l’ho capito cambiando continente. In Messico combattono tutti i fine settimana, a 15 anni hanno 100 match, è la boxe vera”.

Ma Latina con Usa e Messico cosa c’entra? “Ho seguito mia madre in Florida, all’inizio lavoravo nella ristorazione. Con il Covid è stata dura portare avanti un lavoro così impegnativo e la boxe. Ho scelto la seconda”.