Il banco come barricata, la cattedra come palco, l’aula magna trasformata in discoteca. Al liceo scientifico “Manfredi Azzarita” dei Parioli, a Roma, la scuola dei luoghi comuni è andata in scena tutta insieme, in una sola notte. Occupazione dichiarata, porte aperte, luci basse e musica alta. Biglietto d’ingresso 5 euro. Consumazione non inclusa, ma l’alcol sì. Giovedì notte l’ingresso forzato, la solita parola d’ordine “mobilitazione studentesca” e il copione già visto mille volte: proteste, assemblee, rivendicazioni. Poi, nel giro di 48 ore, la metamorfosi. Sabato sera l’istituto di via Tommaso Salvini è diventato un grande party: oltre 400 persone, in larga parte esterne, dj set dalle 22.30 “till late”, drink che girano e un invito che corre sulle chat WhatsApp. Offerta libera per gli interni, prezzo fisso per chi viene da fuori. La scuola come locale, il liceo come after. Le motivazioni ufficiali dell’occupazione restano appese al muro come i cartelloni scritti a pennarello: bagni inagibili, personale insufficiente, genitori troppo «asfissianti». Rivendicazioni che una parte degli studenti liquida come pretestuose. Proprio nei giorni precedenti, ricordano alcuni, una ditta stava intervenendo sui servizi igienici malridotti. Ma la protesta, si sa, vive anche di simboli. E il simbolo, qui, è l’occupazione che diventa autogestione e poi festa.