Una brutta storia, quella che ha visto protagonista Emmanuel Girard. La 26enne tennista ha raccontato all'Equipe di essere stato oggetto di umiliazioni da parte del suo primo allenatore. Arrivata in Francia a 14 anni dopo essere stata scovata da un talent scout, la giovane ragazza approdò nel CREPS (Centro di risorse, di competenza e di performance sportiva), preludio a quello che sarebbe stata la sua carriera. Lì fu affidata a un coach. E da quel momento ebbe inizio il suo calvario. "In allenamento piangevo in campo - ha confessato -. Io sono una ragazza molto rigorosa, non ho tantissimo talento, ma lavoro tanto. Appena sbagliavo qualcosa, quello mi distruggeva: ‘Sei solo una mer***, come puoi fare una cosa del genere?’. Avevo 14 anni, avevo appena lasciato la mia isola… Dovevo trattenere le lacrime perché non vedesse che piangevo. Non avevamo il diritto di sbagliare in allenamento, non avevamo il diritto di piangere, non avevamo il diritto di mostrare le nostre emozioni'".
"La sera dovevamo spegnere i telefoni alle 21:30 - ha rivelato -. Lo aveva imposto lui. A volte chiamava la sera per controllare. Se il telefono squillava, il giorno dopo venivi sgridata in riunione davanti a tutte e ti confiscava il telefono per una settimana. Per collegarci al wifi avevamo un identificativo e dovevamo inserire il numero della stanza. Controllava ogni giorno chi si collegava e a che ora".







