Una Cgil ben lontana da quella di un tempo. L'ex portavoce di Maurizio Landini, Massimo Gibelli, non nega che "in questa Cgil non mi riconosco più. Una Cgil che abbandona la centralità del mondo del lavoro per un sociale indistinto e protestatario. Ma così si è destinati alla marginalità come sindacato e all’irrilevanza come partito politico". Intervistato dal Foglio, Gibelli - messo alla porta nel 2023 dall'attuale segretario - parla di "una Cgil che mette la politica sopra ogni cosa e fa una corsa in solitario. E vedo anche con grande rammarico come nella confederazione sia assente un dibattito trasparente, eppure ce ne sarebbe bisogno. Nessuno si chiede dove stia andando il più grande sindacato italiano".

E anche sugli innumerevoli scioperi non ci va per il sottile: "Quella è una forma di lotta estrema e nella storia il sindacato l’ha sempre usata con il contagocce, per molti anni non ne sono stati proclamati. Oggi è una dichiarazione di esistenza in vita, è diventata una richiesta di ascolto ma non c’è relazione tra lo sciopero generale indetto, le rivendicazioni e la possibilità di ottenere quei risultati". Insomma, la sua visione di sindacato è molto lontana da quella di Landini. D'altronde - rincara la dose - "sono abituato anche a una Cgil che rispetta le forme. Trattavamo con correttezza persino Tatarella quando era vice-presidente del primo governo Berlusconi, figuriamoci se siamo mai passati alle offese".