Dopo gli interventi di Antonio Giordano, Mario Caligiuri, Guido Trombetti e Giuseppe Zollo continua il dibattito avviato da Il Mattino sull’intelligenza artificiale e il suo impatto sul mondo del lavoro e sulla vita di tutti i giorni.

Nell’uso dell’intelligenza artificiale vi è uno spartiacque tra le cosiddette scienze dure e quelle umanistiche. Sulle prime, dalla medicina alla ingegneria, l’intelligenza artificiale impatta molto, anzi è determinante. Si pensi all’individuazione delle patologie, delle diagnosi e delle terapie che vengono a essere accertate e risolte attraverso l’elaborazione di un algoritmo. Qualunque malattia può essere curata nella misura in cui l’intelligenza artificiale è in grado di individuare l’origine del male e proporre la cura, come già sperimentata in qualche ospedale o laboratorio in giro per il mondo.

L’IA dopo Copernico e Darwin

Minore capacità concreta di risoluzione di problemi si manifesta nelle scienze umanistiche. Anzi, in alcuni casi i problemi derivanti dall’uso dell’intelligenza artificiale aumentano. Si pensi alla possibilità di redigere un testo o un documento attraverso “chatgpt”, ovvero quel sistema che è in grado di scrivere ciò che vorresti fosse scritto, illustrato, raccontato o sintetizzato. Non è affatto detto che funzioni; non è affatto detto che risolva il problema. In alcuni casi ha creato un problema. È quanto avvenuto di recente in un Tribunale italiano, dove un giudice ha respinto un ricorso perché scritto con l’intelligenza artificiale. Con condanna del ricorrente per lite temeraria.