Non poteva mancare il Piano Mattei nell’agenda della Conferenza delle ambasciatrici e degli ambasciatori d'Italia nel mondo che si è svolta ieri a Roma.
E non solo per il posto che occupa nei programmi dell’esecutivo ma anche per la funzione che può avere sul versante della sicurezza energetica italiana ed europea. Con il Mezzogiorno destinato a ricoprire, se non altro per la sua posizione geografica, un ruolo centrale sia sul fronte degli approvvigionamenti sia su quello delle nuove infrastrutture di trasporto e di produzione dell'energia. Attenzione, però: affinché la rivoluzione si realizzi a pieno è necessario concentrare in quest’area, una dose massiccia di investimenti, anche con il contributo delle istituzioni finanziarie europee.
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Lo fa capire chiaramente l’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi che, parlando davanti al corpo diplomatico italiano, si dice sempre più convinto del posizionamento strategico del nostro Paese nel vecchio continente, soprattutto dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina che ha spinto l’Europa a fermare l’import di gas russo e a cercare nuovi fornitori, puntando soprattutto sull'Africa e sul gas liquefatto. L’Italia, spiega il top manager, «ha connessioni alternative a quelle dei grossi corridoi nord-sud o est-ovest» e, per queste ragioni «può essere uno snodo energetico strategico». Ma l’ad del colosso dell’energia fa anche un ulteriore passi in avanti. Perché, spiega, se il nostro Paese vuole avere questo ruolo, «ha bisogno di investire nel Mezzogiorno e nel nord del Mediterraneo, verso l'Africa, perché noi abbiamo un competitor», cioè il Ttf, il mercato europeo del gas, che è l’hub del Nord. «Se noi dovessimo paragonare i due hub, quello italiano è un hub fisico, nel senso che compra e vende gas, mentre il Ttf è un hub finanziario, di trading, commerciale», spiega Descalzi.






