Il gruppo Caltagirone respinge ogni addebito rispetto alle indagini in corso da parte della Procura di Milano riguardo un potenziale concerto con la Delfin della famiglia Del Vecchio. E’ quanto emerge a valle del consiglio di amministrazione di Caltagirone spa che «ha svolto una approfondita analisi delle circostanze esposte nel decreto di perquisizione e sequestro notificato» il 27 novembre scorso.
In particolare, il gruppo ha segnalato come gli acquisti di titoli Mediobanca non «siano stati coordinati con Delfin» ma piuttosto «differenziati negli anni». Sulle Generali, poi, «gli acquisti di azioni da parte dei due gruppi» sono stati «progressivamente effettuati nell’arco di circa 15 anni». La società ha quindi sottolineato che l’offerta per la tranche Mef sui titoli di Mps era diversa da quella promossa dalla holding della famiglia Del Vecchio e rispetto all’addebito di aver concordato i voti da esprimere nelle assemblee di Mediobanca, le due realtà, ha messo in luce il gruppo Caltagirone, si sono mosse «nella gran parte dei casi con voto divergente».
Viene poi ricordato che i due esponenti del Gruppo Caltagirone in seno a Mps «hanno volontariamente abbandonato l’adunanza» che ha deliberato l’Ops su Piazzetta Cuccia, ragione per cui il loro voto non può essere stato determinante.







