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Ultimo aggiornamento: 17:38

Bruxelles mette nel mirino alcuni attori della guerra ibrida condotta da Mosca contro l’Ue e lo fa in maniera sistematica, riconoscendo la disinformazione come strumento di destabilizzazione internazionale alla pari di minacce militari o cyber. E’ il senso del nuovo pacchetto di sanzioni varato dal Consiglio europeo contro 48 persone fisiche e 35 entità o associazioni ritenute responsabili di interferenze politiche e “azioni destabilizzanti” legate all’invasione russa dell’Ucraina e alla sicurezza euro‑atlantica. Se in passato nel mirino erano finiti singoli individui o piccole entità russe, è la prima volta che viene colpito un numero così ampio di persone e organizzazioni in un’unica tranche, tra cui analisti, commentatori occidentali e membri di think tank accademici strettamente legati al Cremlino.

Il primo dei sanzionati è John Mark Dougan. Ex vice‑sceriffo della Florida con doppia cittadinanza, l’uomo è accusato di aver lasciato gli Stati Uniti nel 2016 e di essersi trasferito a Mosca, da dove avrebbe “partecipato a operazioni digitali pro‑Cremlino – si legge nella decisione firmata per il presidente Antonio Costa dall’Alto rappresentante per la politica estera Ue Kaja Kallas – gestendo il network di siti di fake news CopyCop, sostenendo le attività Storm-1516″ e diffondendo “contenuti deepfake generati dall’Intelligenza artificiale”. L’Ue, inoltre, lo collega al GRU, il servizio segreto militare di Mosca e lo ritiene responsabile di “aver implementato, supportato o beneficiato di azioni o politiche attribuibili al governo della Federazione Russa che minano o minacciano la democrazia, lo stato di diritto, la stabilità o la sicurezza nell’Unione”.