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Ultimo aggiornamento: 12:50

A 24 ore dal massacro di Bondi Beach a Sydney, che ha sconvolto l’intero paese, siamo ancora increduli e pieni di domande senza risposta. Abbiamo l’impressione di vivere in una comunità felice qui in Australia, dove la narrativa predominante è che il nostro paese è fiorito sul multiculturalismo ed ha offerto un’isola felice e sicura a persone provenienti dai più svariati paesi ed esperienze di vita.

La comunità vietnamita, qui molto numerosa, è figlia del massiccio esodo avvenuto durante la guerra tra Nord e Sud ed il successive intervento americano. Persino le comunità italiane e greche, anch’esse alquanto numerose, sono figlie dell’emigrazione durante e post la Seconda guerra Mondiale. Ed in linea di massima l’Australia è riuscita a tenere fuori dai confini del paese le tensioni razziali, evitando in tal modo significativi episodi di violenza di matrice etnica o religiosa.

Per questo non riusciamo a capacitarci. Ci risulta difficile immaginare la scena di un padre e figlio che, dopo aver prestato giuramento di fedeltà all’Isis ed aver detto a casa di assentarsi qualche giorno per una battuta di pesca, imbracciano il fucile e sparano all’impazzata sulla folla radunatasi in quella che è probabilmente la spiaggia più famosa ed iconica di tutto il paese.