Quattro anni dopo, il caso di Liliana Resinovich è ancora lì, in attesa di giustizia. La donna resta non solo nella memoria collettiva, ma è sospesa quindi in un limbo giudiziario che continua a inquietare Trieste e non solo. Era la mattina del 14 dicembre 2021 quando la pensionata di 63 anni scomparve nel nulla. Il suo corpo venne ritrovato il 5 gennaio successivo, in un boschetto dell’ex Ospedale psichiatrico di San Giovanni: avvolto in due grossi sacchi neri, la testa chiusa in altri due sacchetti, fissati al collo con un cordino.

Un’immagine che ha segnato per sempre questo giallo italiano. Da allora si sono susseguite indagini, perizie, esami, una riesumazione e soprattutto un clamoroso ribaltamento: dall’ipotesi iniziale del suicidio a quella dell’omicidio. Un cambio di rotta sancito dal Gip Luigi Dainotti, che respinse la richiesta di archiviazione avanzata dalla pm Maddalena Chergia, indicando in oltre venti punti la strada da seguire, a partire da una parola chiave: omicidio. Il “caso di Lilly” non è mai uscito dal radar mediatico.

LILIANA RESINOVICH, LA SVOLTA-CHOC? "HA CHIESTO 2 SACCHI NERI"

"Mi chiese due sacchi neri e di non dirlo al marito": svolta nelle indagini sull'omicidio di Liliana Resin...