Eleonora Dragone aveva spento la sua trentanovesima candelina da nemmeno un mese. Una vita tranquilla, semplice, fatta di amore, famiglia e normalità. È trascorsa una settimana dal giorno in cui proprio ai suoi parenti è stata data la tragica notizia: Eleonora è morta dopo ore di attesa al Policlinico di Bari, dove nel primo pomeriggio dello scorso 7 dicembre è arrivata lamentando forti dolori toracici.
Adesso la Procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, e la famiglia è alla ricerca di risposte, oltre che giustizia. Nell’arco di sette ore le sue condizioni sono peggiorate vertiginosamente, fino alle 20 di quel giorno, il momento in cui un arresto cardiocircolatorio le è risultato fatale. Eleonora era affetta dalla sindrome di Turner, una condizione genetica causata dalla mancanza totale o parziale di un cromosoma X che può comportare diverse problematiche.
La donna ha sempre tenuto sotto controllo la sua condizione, con costanti visite e accertamenti e la sindrome non ha mai portato a un condizionamento di vita. Sul corpo della 39enne è già stata effettuata l’autopsia, dal medico legale Liliana Innamorato e dal cardiochirurgo Massimo Villani.
Anche la famiglia, assistita dall'avvocato Felice Petruzzella, e l’indagata - la dottoressa del pronto soccorso che avrebbe preso in carico la paziente nelle prime ore e ha acquisito la documentazione clinica - difesa da Pino Giulitto, hanno incaricato propri consulenti. Ora si attendono sviluppi sul caso, ma ciò che la famiglia di Eleonora desidera è solo “giustizia”, come ribadito dall’avvocato Petruzzella. “Piccolina lo sai, non sono molto bravo con le parole - ha scritto il compagno della donna sui social, pubblicando uno scatto di giorni felici - ma mi manchi tanto. Ti amavo troppo”.









