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Dal 1995 le istituzioni promettono di bonificare la riserva naturale del lago di Gela, detto “Biviere”, una zona umida di prestigio internazionale a pochi chilometri dalla città di Gela, nel sudest della Sicilia. Dopo anni di ritardi e piani mai attuati la riserva è ancora contaminata da metalli pesanti e rifiuti industriali, e l’ennesimo progetto di risanamento ambientale della Regione Sicilia approvato a fine 2024 non risolverà il problema principale: l’inquinamento causato dalle attività agricole.
Le zone umide come la riserva naturale di Gela sono ecosistemi in cui l’acqua – dolce, salata o salmastra – impregna o ricopre il suolo. Paludi, torbiere, stagni e lagune ne sono gli esempi più noti e svolgono una serie di servizi fondamentali per l’uomo: assorbono anidride carbonica, il principale gas serra responsabile dell’aumento della temperatura sul pianeta; filtrano e depurano l’acqua; riducono il rischio di alluvioni e diventano preziose riserve idriche durante i periodi di siccità.
Dal 1987 la riserva è riconosciuta dalla Convenzione di Ramsar sulle zone umide come “habitat ricco di biodiversità”, che per via della sua posizione geografica favorevole e alle condizioni climatiche aride di Gela ospita una straordinaria varietà di specie animali e vegetali: da qui ogni anno sostano, nidificano e migrano migliaia di uccelli di diverse specie, tra cui il Tarabuso, la Moretta tabaccata e il Mignattaio, trampoliere con il becco a falce che è diventato il simbolo dell’area protetta.







