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La filosofa ha parlato di un ordine che "punisce il corpo che protesta" ma non ci sono stati scontri fisici: il corteo ha sradicato le reti di contenimento predisposte davanti alla prefettura e gli agenti in risposta hanno lanciato lacrimogeni

La manifestazione dei metalmeccanici di Genova è stata per lo più pacifica tranne quando il corteo è arrivato davanti alla Prefettura, dove gli operai avrebbero voluto avere un confronto. In assenza delle condizioni di sicurezza, è stato predisposto un cordone di polizia con mezzi, uomini e alari. Uno sbarramento a tutela di un obiettivo sensibile davanti al quale i manifestanti hanno iniziato ad attaccare. C'è stato un lancio di uova ma anche di fumogeni contro il cordone, al quale la polizia ha risposto con un lancio di lacrimogeni, soprattutto perché un gruppo di persone ha sradicato una parte delle reti, aprendo un varco nello sbarramento. Con cavi d'acciaio e trattori industriali sono riusciti a strappare un pannello della grata ma non ci sono stati scontri diretti tra poliziotti e manifestanti. Solo uno degli operai è rimasto lievemente ferito dopo essere stato colpito inavvertitamente da un fumogeno. Eppure, la filosofa Donatella Di Cesare, che è stata candidata con Pasquale Tridico alle recenti elezioni per la Regione Calabria, senza essere eletta, ha fornito una lettura alternativa a quanto accaduto.