Un blitz statunitense ha portato al sequestro di un’importante petroliera che trasportava greggio dal Venezuela. Poche ore dopo, l’amministrazione Trump ha comminato sanzioni nei confronti di alcune persone vicine al governo Maduro e a sei altre petroliere. Da Oslo intanto María Corina Machado, arrivata in Norvegia per la cerimonia del premio Nobel per la Pace, ha preso una posizione chiara a favore di Trump e della sua politica aggressiva degli ultimi mesi nei confronti del Venezuela, passata dal bombardamento di alcune imbarcazioni, dall’invio di navi militari al largo del paese e da una serie di teorie cospirazioniste su presunte interferenze venezuelane negli Stati Uniti.La pressione economica e militare degli Stati Uniti contro il Venezuela, volta a far cadere il regime Maduro, non accenna a fermarsi.Il sequestro della petroliera SkipperNella giornata del 10 dicembre un’operazione congiunta portata avanti da Fbi, dipartimento per la Sicurezza nazionale e Guardia Costiera, supportati dal Pentagono, ha portato al sequestro della petroliera Skipper. L’imbarcazione si trovava nel mar dei Caraibi quando a un certo punto è stata circondata da diversi elicotteri da cui si è calato il personale statunitense.La nave, che ha una portata lorda di 320.000 tonnellate e batteva bandiera del Guyana nonostante non fosse registrata in quel paese, secondo quanto dichiarato da funzionari di Washington trasportava greggio proveniente dalla compagnia statale venezuelana Petróleos de Venezuela verso paesi sottoposti a sanzioni da parte degli Stati Uniti. Come ha ricostruito il quotidiano New York Times, negli scorsi anni la Skipper ha trasportato petrolio in paesi come la Siria, Cuba, l’Iran e la Cina, oltre che il Venezuela. Già nel 2022, quando ancora si chiamava Adisa, la petroliera aveva ricevuto sanzioni dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti con la motivazione che faceva parte di “una rete internazionale di contrabbando di petrolio”.Dopo il sequestro, la nave è stata trainata verso le coste statunitensi e il carico dovrebbe essere mantenuto negli Stati Uniti. “Beh, credo che lo terremo noi", ha detto il presidente Donald Trump, che è rimasto molto vago nel commentare l’operazione, dicendo che si è trattato di un sequestro “molto grande” fatto “per un’ottima ragione”. Il ministro degli Esteri venezuelano, Yván Gil, ha condannato il sequestro della Skipper, parlando di un "furto palese" e di un "atto di pirateria internazionale". Vladimir Putin, presidente della Russia, ha fatto una telefonata al presidente venezuelano Nicolás Maduro per esprimergli vicinanza.Nuovo round di sanzioniUn funzionario statunitense, in forma anonima, ha detto che il sequestro della Skipper non ha niente a che fare con il Venezuela ma che si è trattato di un’operazione contro il contrabbando internazionale di greggio. In realtà l’operazione è solo l’ultimo atto aggressivo di Washington nei confronti del paese in quello che appare come un disegno per destabilizzare il regime di Nicolás Maduro, fino a farlo cadere.Dalla fine dell’estate l’amministrazione guidata da Donald Trump ha alzato notevolmente la pressione economica e militare contro il regime venezuelano. Prima ci sono stati una serie di bombardamenti contro imbarcazioni venezuelane accusate di alimentare un giro di narcotraffico senza che questa accusa sia mai stato dimostrata e, di fatto, in violazione del diritto internazionale. Nel corso dell’autunno gli Stati Uniti hanno bombardato almeno 22 navi, causando la morte di 87 persone e attirando profonde critiche per la brutalità di alcune di queste operazioni. Il video dell’accanimento statunitense contro persone ferite aggrappate ai rottami di una nave già colpita ha portato il deputato democratico Jim Himes del Connecticut a dire che è stata “una delle cose più inquietanti mai viste”. Poi Washington ha inviato navi e mezzi militari al largo delle coste del paese, per quanto il Congresso non abbia autorizzato alcuna operazione di questo tipo. L’amministrazione Trump ha poi accusato Maduro di interferenze nella politica statunitense e di essere ai vertici del Cártel de los Soles, un cartello che secondo il governo statunitense starebbe inondando il paese di sostanze stupefacenti ma che in realtà non è chiaro nemmeno se esista.Poche ore dopo il sequestro della Skipper, l’amministrazione Trump ha comminato un nuovo round di sanzioni a persone e petroliere venezuelane. La misura ha colpito Franqui Flores, Efrain Antonio Campo Flores e Carlos Erik Malpica Flores, tutti nipoti della moglie del presidente Maduro. Due di loro in passato erano stati arrestati per narcotraffico e rinchiusi nelle prigioni statunitensi, prima poi di essere liberati in uno scambio di prigionieri. Le sanzioni hanno poi colpito sei navi che avevano caricato petrolio nel paese e che gli Stati Uniti potrebbero presto sequestrare nel mar dei Caraibi, come nel caso della Skipper.Quale futuro per il Venezuela?Se i bombardamenti e lo schieramento di navi militari al largo delle coste del Venezuela potrebbero essere il preludio a una prova di forza statunitense contro il regime di Maduro, le sanzioni e i sequestri sono un attacco di natura economica al paese, già messo particolarmente male da questo punto di vista.Il petrolio è il pilastro dell’economia del paese, da cui dipende l’88 per cento delle entrate derivanti dalle esportazioni. Nell’ultimo decennio le sanzioni statunitensi ma anche una serie di politiche sbagliate e di scandali corruzione hanno portato a un drastico calo di questi ricavi, facendo piombare il Venezuela in una crisi economica senza precedenti. L’offensiva statunitense di questi giorni rischia di infliggere un nuovo duro colpo al comparto petrolifero venezuelano, che un tempo esportava soprattutto proprio negli Stati Uniti e che oggi ha l’80 per cento del suo mercato in Cina (pur continuando a esportare paradossalmente verso Washington in partnership con l’azienda statunitense Chevron).“Una politica continua di sequestri causerebbe un forte calo della capacità di importazione del Venezuela, facendo sprofondare il Paese in una nuova recessione", ha sottolineato al New York Times Francisco Rodríguez, economista dell'Università di Denver. L’amministrazione Trump sta lavorando proprio su questo, con l’obiettivo di destabilizzare ulteriormente il regime Maduro.Il fattore María Corina MachadoMentre nel continente americano andava in scena la guerra economica e, in parte, militare degli Stati Uniti contro il Venezuela, in Norvegia ci ha pensato la premio Nobel per la Pace 2025 María Corina Machado ad alzare il livello dello scontro dialettico.La dissidente venezuelana, che al momento della vittoria aveva dedicato il premio a Donald Trump, è riuscita a uscire dal suo paese superando travestita diversi checkpoint militari e imbarcandosi in direzione Curaçao ed è arrivata a Oslo il giorno dopo la consegna dei premi Nobel del 10 dicembre. Parlando con la stampa, Machado ha dato il suo pieno endorsement all’offensiva statunitense in corso contro il suo paese, auspicando un aumento ulteriore della pressione per velocizzare il crollo di Maduro. La premio Nobel ha replicato alcune delle teorie cospirazioniste lanciate da Donald Trump e dalla sua amministrazione e perlopiù smentite dai fatti, come la responsabilità venezuelana e dello stesso presidente Maduro nel narcotraffico statunitense e la sua interferenza nella politica di Washington. L’oppositrice venezuelana ha anche sottolineato che nel suo paese sono presenti agenti di Hezbollah e Hamas che collaborano con il governo, una vecchia accusa di cui non sono mai state fornite prove. Proprio queste posizioni aggressive di Machado hanno convinto il Consiglio Norvegese per la Pace, un gruppo di 19 organizzazioni che ogni anno organizza una fiaccolata per onorare il premio Nobel, ad annullare l’evento.
Venezuela, a che punto è l'offensiva USA tra sanzioni, petroliere sequestrate e teorie cospirazioniste
Gli Stati Uniti hanno sequestrato la petroliera Skipper e comminato sanzioni a persone e aziende del Venezuela. L’obiettivo è far cadere economicamente (e forse presto militarmente) il paese.














