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Giovedì il primo ministro thailandese Anutin Charnvirakul ha annunciato di essersi dimesso e di aver avviato le procedure per lo scioglimento del parlamento: ci saranno quindi nuove elezioni, probabilmente già a gennaio. Anutin (in Thailandia ci si riferisce abitualmente ai politici con il nome proprio) era stato eletto dal parlamento a settembre: fa parte del partito conservatore Bhumjaithai ma aveva ottenuto anche il sostegno del Partito del Popolo, il principale partito di opposizione, di centrosinistra, e il più grosso in parlamento. Il Partito del Popolo aveva chiesto riforme e una revisione della Costituzione: giovedì ha ritirato il sostegno, ritenendo che non fossero stati rispettati i patti.

Anutin ha deciso di sottoporre al re la decisione di sciogliere il parlamento (che il re ha approvato) nel quarto giorno di nuovi scontri al confine fra l’esercito thailandese e quello della Cambogia. La crisi politica non è però apparentemente legata alla ripresa degli scontri e il primo ministro ha assicurato che non avrà ripercussioni sulla gestione delle operazioni, che hanno coinvolto più di dieci località e che hanno causato almeno venti morti. La guerra tra i due paesi era cominciata lo scorso luglio, quando per cinque giorni c’erano stati attacchi e bombardamenti in varie località sul confine che sono da tempo contese, per ragioni militari ma anche storiche e religiose. A luglio i combattimenti si erano conclusi con un cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti.