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Mercoledì l’ispettorato del ministero della Cultura francese ha presentato al Senato i risultati della sua inchiesta sulla clamorosa rapina al Museo del Louvre di Parigi dello scorso ottobre. L’inchiesta era stata ordinata proprio per chiarire le ragioni della sbalorditiva facilità con cui era stato commesso il furto e ha confermato, una volta di più, le molte e gravi falle nella sicurezza del museo. La conclusione più eclatante e commentata è che i ladri sono sfuggiti alla polizia per pochi secondi.

Tutti e quattro i presunti membri della banda che ha commesso il furto sono stati arrestati. I gioielli rubati, dal valore stimato di 88 milioni di euro, invece non sono ancora stati trovati.

L’inchiesta ministeriale ha concluso che, la mattina del 19 ottobre, era in funzione una sola telecamera di sorveglianza in grado di inquadrare dall’esterno la Galleria Apollo, quella dove sono entrati i ladri. Si erano issati con un montacarichi dalla strada lungo la Senna, in pieno giorno e tra i passanti increduli. Inoltre, nella sala di controllo, gli agenti della sicurezza non avevano abbastanza schermi per controllare tutte le immagini in diretta, anche a causa di un annoso problema di equipaggiamento obsoleto e licenze dei software non rinnovate.