Il contributo di 2 euro su ogni microspedizione, vale a dire i pacchi di piccolo valore acquistati online, sta prendendo forma. Questa ipotesi è tra gli emendamenti alla manovra di Bilancio 2026 che vedrà le votazioni iniziare nei prossimi giorni e il via libera tra Natale e fine anno.
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La tassa sui mini pacchi, voluta dal Governo per frenare la concorrenza dei marketplace extra-Ue e aumentare il gettito, si applicherà a tutte le spedizioni, non solo a quelle provenienti da Paesi terzi. Negli emendamenti alla legge di Bilancio è precisato che il prelievo di 2 euro sulle microspedizioni dell’e-commerce riguarderà sia i pacchi che partono che quelli che arrivano in Italia. Il motivo è tecnico e politico insieme: introdurre la tassa solo sugli arrivi non Ue avrebbe trasformato il contributo in un dazio vero e proprio, incompatibile con le regole europee e quindi difficilmente difendibile. In ogni caso si tratta di un balzello che si paga al momento in cui si fa dogana. Viene versata dal venditore, poi in genere viene girata sul consumatore.
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È una tassa di scopo e va a differenziarsi dal dazio appena imposto dalla Commissione Ue, con il 25% che rimane nello Stato che fa entrare il pacchetto e la parte restante va nelle casse europee. Questa nuova tassa verrebbe inglobata direttamente dall’Italia.














