Pugno duro del Messico contro le sigarette elettroniche: la vendita delle e-sigarette e prodotti correlati sarà punita con pene fino a otto anni di carcere. Il via libera è arrivato dal Parlamento messicano che ha approvato una legge che criminalizza tali prodotti. Il partito Morena della presidente Claudia Sheinbaum ha dichiarato di voler proteggere la salute dei giovani e colmare le lacune legali che hanno permesso di promuovere questi prodotti come innocui. Con questa riforma, «le sigarette elettroniche e altri sistemi o dispositivi simili» sono vietati, ha dichiarato la presidente del Senato Laura Itzel Castillo. Un sondaggio ufficiale condotto nel 2023 ha stimato il numero di utenti di questi dispositivi a 2,1 milioni su una popolazione di circa 132 milioni. Diversi paesi, in particolare in America Latina, hanno vietato la vendita di sigarette elettroniche, ma pochi, come il Messico, hanno istituito pene detentive. I legislatori dell'opposizione hanno ritenuto la legge "ambigua" e hanno espresso timori di abusi da parte delle autorità. Adottata da entrambe le Camere del Parlamento, la legge entrerà in vigore dopo la promulgazione formale da parte del presidente Sheinbaum. All'inizio di ottobre, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha espresso preoccupazione per l'«allarmante» ondata di dipendenza da nicotina causata dalle sigarette elettroniche tra i giovani, con almeno 15 milioni di bambini tra i 13 e i 15 anni in tutto il mondo che le utilizzano. Le sigarette elettroniche sono inoltre spesso accusate di essere un veicolo per il consumo di droghe sintetiche. A Singapore, che ha una delle legislazioni più severe al mondo, l'importazione di sigarette elettroniche è punibile con 20 anni di carcere e la rivendita con 10 anni.