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La metamorfosi di Fdi: "Siamo un metodo, un ponte che fa dialogare le anime di destra"

Questo cielo da quasi Natale è rassicurante per chi va e viene dalla cittadella di Atreju. Il freddo qui a Roma è ancora una carezza, soprattutto se l'umidità del Tevere soffia dall'altra parte. La scommessa di questi giorni è riconoscersi. Non è tanto stare lì ancora a dirsi dove sta la destra, chi c'è dentro e chi si è perso, i santi e i demoni, chi conta e chi si ingrugna, ma provare a vedere cosa farà da grande, ora che governa in Italia e si muove in Europa quasi come a casa. Il potere, dicono, cambia le cose. C'è una ragazza eterna della vecchia guardia che fotografa con una battuta questa Atreju dove se non ci vai passi per sfigato. "Siamo diventati come Pippo Baudo". Nazionalpopolari si diceva negli anni '80. E sì, forse un po' c'è questa atmosfera democristiana, perché la stabilità di governo attira i professionisti del consenso, i maestri delle clientele e quelli che hanno sempre un favore da chiedere. Basta saperlo. Forse per questo, proprio qui a Castel Sant'Angelo, ti viene in mente Tosca di Luigi Magni, uno che per certe cose un posticino nel Pantheon se lo meritava, ma è troppo anarchico e diffidente verso chi comanda per accomodarsi tra i nuovi conservatori. "Nun je da retta Roma che t'hanno coionato".