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Domenica scorsa nella Serie A maschile di basket la Trapani Shark ha vinto una partita complicata. Non perché l’avversario fosse forte – l’Universo Treviso è ultima in classifica – ma perché è un periodo molto difficile per la squadra. Per colpa di una serie di problemi finanziari e amministrativi di recente Trapani ha ricevuto il quinto punto di penalizzazione della stagione, e ha perso il suo allenatore e il suo capitano. Anche a causa di qualche infortunio, Trapani è così arrivata a Treviso con solo otto giocatori a disposizione (molto pochi nel basket), un allenatore esordiente in Serie A e i tifosi che protestavano in tribuna.

È stata la nona vittoria sulle dieci partite giocate finora da Trapani, che senza le penalizzazioni sarebbe prima con 18 punti assieme a Germani Brescia e Virtus Bologna, le finaliste della scorsa stagione. Invece è quarta con 13 punti, la sua iscrizione a questo campionato è sotto indagine e ora non si capisce nemmeno se il proprietario voglia tenersi la squadra o meno.

La Trapani Shark è di Valerio Antonini, un imprenditore del settore dei cereali. È un personaggio stravagante e controverso; lo scorso febbraio un articolo di Ultimo Uomo lo descriveva così: «Romano, tifoso della Lazio, magnate del grano. Iperattivo su X, ammiratore di Trump e dei regimi comunisti, oltre che di Luigi Bisignani, sembra una contraddizione vivente». Antonini è anche il presidente della squadra di calcio della città (che gioca in Serie C) e ha spesso detto di voler essere la persona che porterà una squadra siciliana a vincere per la prima volta uno Scudetto. Nel basket, dove un obiettivo del genere sembra più realistico, ci è già andato vicino.