“Lo shopping era diventato il passatempo nazionale e nessuno ne aveva mai scritto”. Addio a Sophie Kinsella, al secolo Madeleine Wickham, L’autrice britannica di un best seller clamoroso come I love shopping (in originale Confessions of a shopaholic) è morta. Aveva 56 anni e non più di un anno e mezzo fa le avevano diagnosticato un tumore al cervello incurabile. La scrittrice e giornalista finanziaria inglese è diventata una star letteraria del genere commedia romantica, sottogenere con fare dispregiativo chick lit, quando nel 2000 ha inventato la spasmodica e indebitata mania di spendere e spandere, soprattutto con carta di credito, dell’eroina un po’ frivola e superficiale Becky Bloomwood. A quel libro ne seguirono altri dieci con la stessa protagonista e la stessa folle ossessione compulsiva per lo shopping. Kinsella/Wickham, che fino a quel momento aveva sonnecchiato senza successo tra romanzetti rosa (ben sette), dopo una breve carriera da giornalista finanziaria, ebbe la classica illuminazione. Lo spiegò lei stessa in una lunga, memorabile e alquanto affabile intervista al Guardian nel 2012.

“Intorno a me vedevo accadere questo. Parlavamo tutti di shopping, andavamo a fare shopping, la questione delle carte di credito era enorme, e vedevo l’ipocrisia di tirare fuori la carta di credito e poi essere rimproverati perché sopra non c’era più denaro. Nessuno aveva mai pensato di trattarlo in un libro. Allora ho pensato, aspetta un attimo, lo shopping è diventato il passatempo nazionale e nessuno ne ha scritto. Mi è sembrato un progetto, come dire, molto sperimentale”. I love shopping, e il nom de plume Sophie Kinsella, non diventarono solo un successo, ça va sans dire, commerciale, ma un vero e proprio fenomeno di costume e culturale. Del resto il verbo neoliberista è stato, ed è, quello del consumo spasmodico, spesso a conto scoperto. Paga pantalone, si dice da noi. Ma in I love shopping, e capitoli seguenti, il cuore pulsante della frenesia in esame rimane sempre quello del desiderare ciò che invariabilmente, oggettivamente, non serve.