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A maggio, dopo che il Bordeaux aveva vinto la Champions Cup, il principale torneo europeo per squadre di rugby, e quando ancora era in corsa per il campionato francese, il suo presidente Laurent Marti disse che tra le due cose preferiva la possibilità di «essere campione di Francia». Lo scorso weekend il Bordeaux – che alla fine non vinse il campionato francese ma si è qualificato anche a questa edizione della Champions Cup – ha giocato la sua prima partita nel torneo 2025-2026 contro i Bulls di Pretoria, in Sudafrica.
La scarsa considerazione di Marti per la competizione e il fatto che una competizione europea abbia squadre sudafricane sono due dei principali argomenti per spiegare come mai la Champions Cup di rugby piaccia sempre meno. A questi due temi si aggiungono le critiche al fatto che vi partecipano troppe squadre e che il formato, più volte cambiato negli ultimi anni, non è granché avvincente. Ci sono spesso partite sbilenche e sbilanciate, con squadre troppo più forti di altre (e alcune talvolta relativamente disinteressate a vincere) e condizioni meteorologiche particolari (in Sudafrica è primavera-quasi estate ora).
Seppur con nomi diversi, la Champions Cup esiste da trent’anni e le critiche nei suoi confronti sono piuttosto diffuse e tra loro coerenti in un generale sentimento di nostalgia per il passato del torneo. L’Équipe ha scritto che «non somiglia più a quello che fu nei suoi primi vent’anni», il Guardian ha parlato di un torneo che «nei suoi anni migliori aveva tutto» ma «il cui fascino sta rischiando di entrare in una fase di declino», il Times ha scritto che la Champions Cup non ha più «lo splendore dei primi anni».






