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Martedì il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha detto di essere «pronto» a organizzare nuove elezioni presidenziali in Ucraina, dopo che in un’intervista con il sito Politico il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva sostenuto nuovamente che la leadership ucraina stesse «usando la guerra per non indire elezioni». Zelensky ha detto che il voto si potrebbe tenere già nei prossimi 90 giorni, ma ha aggiunto una condizione non da poco: si voterà solo se gli Stati Uniti e l’Europa aiuteranno l’Ucraina a garantire la sicurezza del voto e degli elettori, cosa molto difficile mentre c’è una guerra in corso.
In Ucraina le elezioni sono sospese da febbraio del 2022, ossia da quando è iniziata l’invasione russa su larga scala e il governo ucraino ha introdotto la legge marziale: mentre questa è in vigore la Costituzione ucraina vieta esplicitamente di indire elezioni. Il mandato presidenziale di Zelensky è finito a maggio del 2024, ma le elezioni per confermarlo o sostituirlo, così come quelle per il parlamento e per le amministrazioni locali, sono state rimandate.
Il rinvio non serve solo a garantire una continuità di leadership in un momento in cui il paese è in guerra; è anche inevitabile per ragioni pratiche. Gli elettori e le elettrici che vivono nelle zone di combattimento, o in quelle occupate dall’esercito russo, sarebbero private del loro diritto di voto. Non esiste nemmeno un sistema di voto per corrispondenza che possa permettere di votare ai soldati e alle centinaia di migliaia di persone che sono state sfollate. Anche il registro nazionale dei cittadini con diritto di voto non è stato aggiornato dall’inizio della guerra. C’è poi il problema che i seggi elettorali, dove è facile che si formino code di persone in attesa di votare, potrebbero diventare obiettivi militari.











