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Ultimo aggiornamento: 14:55
Il 17 ottobre 1931 Al Capone fu arrestato e condannato per reati fiscali, dopo numerosi tentativi andati a vuoto da parte dei federali. La vicenda, che tanto ha ispirato Hollywood, e che costituì un punto di svolta per gli investigatori americani nelle indagini a carico dei pezzi da novanta del crimine organizzato e della finanza, nell’America di Trump ha perso vigore.
Secondo una inchiesta dell’agenzia Reuters, le azioni penali federali per reati fiscali sono scese al livello più basso degli ultimi decenni, con un calo di oltre il 27%. Il motivo è da attribuire alla preferenza data dalla Casa Bianca al contrasto dell’immigrazione illegale e alla criminalità di strada.
Tagli significativi sono stati apportati all’unità investigativa Internal Revenue Service (IRS), con 330 unità in meno: a Washington, le nuove mansioni affidate agli investigatori prevedono anche pattugliamenti con gli agenti di polizia cittadina per fare fronte a quella che Trump ha definito la crisi della Capitale legata alla microcriminalità. L’IRS ha cercato di fare buon viso a cattivo gioco, mettendo a disposizione solo una parte delle sue forze. Ma Stephen Miller, collaboratore di Trump, si è apertamente lamentato e il numero dei funzionari destinato al pattugliamento è aumentato.






