C’è chi li nota solo quando cadono sul pavimento e chi li osserva ogni giorno con attenzione, sorprendendosi nel tempo davanti a un dettaglio curioso: i baffi del gatto non sono sempre uguali. Alcuni restano bianchi per tutta la vita, altri diventano neri o grigi, altri ancora sembrano “mischiarsi”, cambiando colore con il passare degli anni. Un fenomeno naturale che spesso incuriosisce – e talvolta preoccupa – ma che nella maggior parte dei casi racconta semplicemente la storia del gatto.
Non sono semplici peli
I baffi del gatto, chiamati vibrisse, sono strumenti sensoriali sofisticati. Nascono da follicoli molto profondi, ricchi di terminazioni nervose e circondati da un piccolo seno sanguigno che amplifica ogni minimo movimento. Grazie alle vibrisse il gatto misura gli spazi, percepisce vibrazioni impercettibili, si orienta al buio e anticipa ostacoli e pericoli. Per questo non andrebbero mai tagliati. Il loro colore, però, non influisce sulla funzione: che siano bianchi, neri o grigi, lavorano allo stesso modo.
Il colore dei baffi cambia con il tempo
Il motivo più comune per cui i baffi cambiano colore è l’età. Con l’invecchiamento, l’attività dei melanociti – le cellule che producono il pigmento – può diminuire o modificarsi. In alcuni gatti questo porta alla comparsa di baffi bianchi su un muso scuro; in altri accade l’opposto, con baffi inizialmente chiari che diventano più scuri. È lo stesso processo che, in modo simile, interessa anche il pelo.






